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Non morire d'inquinamento... PDF Stampa E-mail


Diaologhi Espresso

Si riporta una breve relazione a seguito della partecipazione all'evento che tratta il tema dell'inquinamento ambientale, organizzato dal settimanale l'Espresso e ospitato dall'Università di Napoli Federico II

 

I DIALOGHI DELL’ ESPRESSO

Non morire d’inquinamento  -  AMBIENTE, INQUINAMENTO, CRESCITA

Napoli,  5 aprile 2013  - Aula Magna del Complesso Universitario di Monte Sant’Angelo.

Ho assistito, come componente del Gruppo Mobilità Sostenibile –WWF Napoli,  al Convegno organizzato dal settimanale “ L’Espresso” e ospitato dall’Università Federico II di Napoli.

 

Relatori: Il Rettore Massimo Marrelli, il direttore del settimanale “Espresso” Bruno Manfellotto, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il sociologo Aldo Bonomi, il giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi e Piero Salatino, ordinario di Impianti Chimici all’ Università Federico II.

 

Il Convegno è itinerante: la prima tappa a Napoli, poi proseguirà i suoi lavori in altre Università italiane.

 

Temi trattati dai Relatori

Campania, territorio dei veleni ambientali, con particolare riguardo alle ben note vicende delle Ecomafie e allo sversamento di rifiuti tossici nelle campagne tra l’area

Napoli nord e il basso casertano, comprendente anche il litorale domizio.

Per effetto di ciò la Campania detiene il record di siti inquinanti in Italia.

E’ ormai accertato che i campani, con particolare riguardo all’area napoletana, sono i cittadini a più alto rischio di sviluppare tumori, rispetto alla media italiana.

L’analisi però non si ferma alla Campania: la politica industriale degli ultimi 50 anni

ha determinato una crescita senza regole del rispetto dell’ambiente con conseguenze disastrose e ben dimostrabili sulla salute dei cittadini. Ne sono un esempio gli insediamenti industriali concepiti in aree vicine ai centri abitati come Porto Marghera, Piombino, Priolo, Bagnoli, Taranto, Brindisi, Rosignano Solvay.

Risposta: secondo il modello europeo i responsabili della tutela dell’ambiente devono

occuparsi di sviluppo sostenibile, in funzione appunto della salvaguardia dell’ambiente stesso.

Il Italia ciò non è possibile in quanto il Ministro deve prioritariamente affrontare le emergenze ambientali, provocate dai guasti del passato ( e ancora del presente ),

senza poter guardare allo sviluppo.

E poi sussiste il problema delle bonifiche delle aree inquinate: in Europa le hanno pagate gli inquinatori e non gli incolpevoli contribuenti, come in Italia.

In Europa le linee guida future si ispirano a un’economia competitiva basata su fonti

energiche alternative e il più possibile indipendente dal carbonio.

Quella che si definisce “Green Economy”.

Nel nostro paese questo processo deve riguardare non solo i colossi dell’industria

ma anche le medie e piccole imprese.

Esistono nel mondo tecnologie ambientali consolidate e queste devono essere le linee di forza della competizione internazionale: lo sviluppo basato su tecnologie a basso impatto di carbonio e riduzione del consumo di acqua.

Si è infine parlato di “Smart City” e “Green Society”. La raccolta differenziata  e un ciclo virtuoso dei rifiuti ne sono un’ importante espressione. A Napoli naturalmente siamo molto indietro.

 

Pino Zecca