Tematiche e Attività

Menu Principale

Panoramica legislazione vigente sul TPL al 14 gennaio 2013 PDF Stampa E-mail
panda-bus1
Si riporta un elenco sintetico della legislazione nazionale e regionale nel settore del Trasporto Pubblico Locale

 

 

Nome dell'iniziativa: "OSSERVATORIO sulla legislazione nazionale e regionale nel settore del Trasporto Pubblico Locale";

Dove: Regione Campania e Governo nazionale ;

Quando: dal 1° Settembre 2012;

Scopo: monitorare la legislazione sul trasporto pubblico per avere elementi atti a stimolare i soggetti preposti a compiere urgenti azioni di miglioramento del comparto.

 

Aggiornato al 14 Gennaio 2013

 

 

Legislazione regionale Campania.

Legge regionale n°3 del 28/3/2002 (BURC n° 19 dell' 8/4/2002) "Riforma del Trasporto Pubblico Locale e Sistemi di Mobilità della Regione Campania".

 

Legge Regionale n° 1 del 27 Gennaio 2012 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2012 e pluriennale 2012-2014 della regione Campania (legge finanziaria regionale 2012).

 

Regolamento relativo alla Carta dei Servizi di trasporto pubblico di linea - contenuto minimo standard (art. 38 L. R. n° 3/2002) del 16/3/2012 n°3 (BURC n° 19 dell' 26/3/2012).

 

 

 

Legislazione nazionale relativa al Trasporto Pubblico Locale.

A partire dal 2008 il legislatore nazionale è intervenuto più volte nella disciplina di riforma dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.

Il D.L. 138/2011 (art. 3 bis) convertito con modifiche nella legge 148/2011 (governo Berlusconi),

la legge 183/2011 (Legge di stabilità 2012) e il D.L. n° 1/2012 (Decreto Cresci Italia - governo Monti) convertito nella legge 27/2012,

hanno sancito:

  1. La tutela della universalità e accessibilità dei servizi al fine di garantire la soddisfazione dei bisogni della collettività;

  2. Il superamento della frammentazione organizzativa e gestionale, attraverso la definizione dei bacini ottimali;

  3. La liberalizzazione della gestione;

  4. La decadenza delle gestioni non conformi, attraverso meccanismi stringenti di controllo e monitoraggio da parte degli Enti preposti.

 

Il Referendum abrogativo del 12 e 13 Giugno 2011 ha abrogato la norma che consentiva di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (acqua, trasporto pubblico locale, smaltimento rifiuti urbani) a soggetti scelti a seguito di gara ad evidenza pubblica consentendo la gestione in house solo ove fossero ricorse situazioni del tutto eccezionali tali da non permettere un efficace ed utile ricorso al mercato.

 

Con la  decisione 199/2012 la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell'intero articolo 4 della legge 148/2011 sia nel testo originario che in quello risultante dalle successive modificazioni.

Ciò ha comportato la cessazione di efficacia di tutte le disposizioni in esso previste.

Venuto meno l'articolo 4 che prevedeva "una clausola di prevalenza" delle disposizioni in esso contenute su quelle di settore con esse incompatibili,

 

si elencano di seguito le disposizioni nel settore attualmente valide:

 

  1. D. Lgsl. n° 422 del 19.11.1997 (decreto Burlando) e ss. mm. ii. "conferimento alle Regioni e agli enti Locali di funzioni e compiti in materia di Trasporto Pubblico Locale", emanato in attuazione dell'art. 4, comma 4, della legge delega n° 59 del 15 Marzo 1997 (legge Bassanini) "delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni e agli enti Locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa".

  2. Regolamento UE n° 1370/2007, in materia di servizi di trasporto pubblico passeggeri su strada e ferrovia, entrato in vigore il 3 Dicembre 2009.

 

La legge Bassanini (L. 59/1997) ha introdotto specifici strumenti di governance (l'Agenzia per la mobilità, l'Osservatorio, la conferenza unificata e il tavolo di concertazione) con l'obiettivo di assicurare a livello locale la gestione unitaria del servizio e svolgere le funzioni di monitoraggio nel settore, soddisfare il principio della cooperazione tra i vari livelli di governo e garantire il coinvolgimento degli stakeholders (portatori di interesse).

In considerazione della particolare natura del TPL e delle caratteristiche delle imprese aspiranti alla relativa gestione, il Regolamento UE 1370/2007 ha introdotto nel nostro Paese la possibilità di procedere all'affidamento diretto dei contratti di concessione dei relativi servizi.

 

  1. Art. 61 della legge 99/2009 che ha recepito, in deroga alla disciplina di settore, le modalità di affidamento previste dalla normativa comunitaria;
  2. Art. 4 bis della legge 102/2009 che ha introdotto ulteriori regole per gli affidamenti in house;
  3. Art 3 bis decreto-legge 138/2011 convertito in legge 148/2011 relativo agli ambiti territoriali e criteri di organizzazione nello svolgimento dei servizi;
  4. Art 16 Decreto legge n. 83  del 22 giugno 2012 (Decreto Sviluppo), convertito in legge 134 del 7 agosto 2012- Salva  EAV.
  5. Art. 34 commi da 20 a 23 e comma 27 decreto legge del 18 ottobre 2012 n.179 - DECRETO SVILUPPO II
  6. Art. 2 commi 301, 302, 311, 312, 313 della LEGGE DI STABILITA' 2013 del 24 dicembre 2012 n.228.

 

 

COMMENTI

In seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n° 199 del 20 Luglio 2012, che ha dichiarato l'illegittimità dell'intero art. 4 del D.L. 138/2011 sia nel testo originario che in quello risultante dalle successive modificazioni, e con l'emanazione del D.L. 95/2012 convertito con modifiche nella legge n° 135/2012, il quadro normativo risulta ulteriormente modificato.

Il provvedimento ha comportato la cessazione di efficacia di tutte le disposizioni in esso (art. 4) previste, tra cui la "clausola di prevalenza" delle disposizioni in esso contenute su quelle di settore con esse incompatibili..

 

Restano in vigore la normativa comunitaria in tema di affidamenti e le normative di settore.

In particolare, resta in vigore sia l'art. 3-bis del D.L. 138/2011, contenente disposizioni sull'individuazione degli ambiti territoriali minimi e criteri di organizzazione nello svolgimento dei servizi, sia alcune norme di rilievo per il settore, tra cui l'art. 36 del D.L. 1/2012, che prevede l'istituzione dell'Autorità indipendente di regolazione dei trasporti.

L'Autorità è chiamata, tra l'altro, all'individuazione dei criteri idonei a garantire il perseguimento dell'obiettivo della gestione efficiente dei servizi nonché dei criteri per la determinazione delle relative tariffe.

 

 

Commento relativamente all'impatto del referendum sui SERVIZI PUBBLICI LOCALI DI RILEVANZA ECONOMICA:
L'esito del voto referendario ha comportato l'abrogazione della disciplina inerente l'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica introdotta recentemente dall'articolo 23-bis del D.L. n. 112/2008 così come convertito dalla legge 133/2008.
Si ricorda che tale normativa comprendeva, tra i settori oggetto di riforma, quello del servizio idrico, quello dei trasporti pubblici locali, quello dello smaltimento dei rifiuti urbani e tutti i servizi pubblici aventi rilevanza economica ad esclusione dei settori della distribuzione di gas naturale e di energia elettrica, il cui mercato è già liberalizzato, del trasporto ferroviario regionale e quello della gestione delle farmacie comunali. Nelle Regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano sono esclusi anche i contratti di servizio in materia di trasporto pubblico locale su gomma.
L'esito del referendum comporta quindi il ripristino dell'articolo 113 "gestione delle reti ed erogazione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica" di cui al D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali), il quale consente all'ente pubblico di optare liberamente tra le tre differenti modalità di affidamento di un servizio pubblico a rilevanza economica:
- a società di capitali individuate attraverso l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica;
- a società a capitale misto pubblico privato nelle quali il socio privato venga scelto attraverso l'espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica;
- a società a capitale interamente pubblico a condizione che l'ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l'ente o gli enti pubblici che la controllano.
Si evidenzia che, in base ai dati pubblicati dalla Commissione nazionale per la vigilanza sui servizi idrici (oggi Agenzia Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche) nel Rapporto annuale sullo stato dei servizi idrici, delle 92 Autorità d'ambito previste sono 69 quelle che hanno effettuato gli affidamenti per un totale di 114 affidamenti societari di cui:
- 57 sono stati effettuati a favore di società pubbliche;
- 7 società private;
- 23 società mista con partner selezionato;
- 9 società mista con partner finanziario quotato in borsa;
- più 18 casi non specificati.
Le concessioni in essere termineranno pertanto alla scadenza prevista dal contratto di servizio non essendo più in vigore l'obbligo, per l'ente pubblico gestore, di indire apposita gara.
In particolar modo per il settore del trasporto pubblico locale su gomma, l'esito del referendum comporta il ripristino della disciplina settoriale dettata dal D.Lgs. n. 422/1997, centrata sulle gare ad evidenza pubblica, unitamente, però alle deroghe successivamente consentite dall'art. 61 della legge n. 99/2009. Tale legge, richiamando il Regolamento europeo 1370/2007, ha introdotto la possibilità di procedere all'affidamento dei servizi con modalità "in house" diretta per servizi di entità minore e per servizi ferroviari, prevedendo un periodo transitorio di 10 anni per rispettare la normativa (2009-2019).

La Corte Costituzionale con sentenza n° 199 del 17 Luglio 2012, ha annullato le previsioni legislative contenute nell'art. 4 del d.l. 138 del 13/8/2011 (adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dell'Unione Europea), come convertito in legge 14.9.2011 n. 148, che miravano a riproporre quasi integralmente una corsia preferenziale pro-mercato concorrenziale per la gestione dei servizi pubblici locali.

In sostanza, nel nostro ordinamento, che in materia di Servizi Pubblici Locali risente non poco di quello comunitario (avviato con regolamento comunitario n. 1370/2007), il legislatore sia statale che regionale, per la gestione dei Servizi Pubblici Locali  non può stabilire a priori una preferenza per il modello pro-mercato né per quello pubblico, ma deve lasciare alla valutazione degli Enti Locali e delle relative autorità d'ambito la valutazione, in base alle proprie peculiarità territoriali, del modello di volta in volta da preferire.

 

A questo punto qualche tentativo di sintesi appare doveroso:

  1. Grande confusione: negli ultimi due anni, 17 leggi e accordi sul trasporto Pubblico Locale (compreso Trenitalia per il servizio regionale).

  2. A fronte del nuovo scenario delineato dalla Corte Costituzionale, in attesa dell'ennesimo intervento legislativo di "chiarificazione", è auspicabile l'introduzione di un TESTO UNICO in materia che ponga fine alla cronica incertezza normativa tra liberalizzazioni più volte annunciate e mantenimento della gestione diretta del servizio pubblico da parte dell'Ente locale.

  3. Diventa necessario che la Regione Campania espliciti con chiarezza come intende muoversi nel quadro legislativo attuale e, soprattutto, perché non ha rispettato la scadenza del 30 Giugno 2012 con l'individuazione dei bacini territoriali ottimali.

  4. Contestualmente renda noti, se sono stati approntati, efficaci piani operativi di riorganizzazione industriale, di miglioramento della produttività da parte delle aziende erogatrici del servizio e, non ultimo, di marketing verso la crescente fascia di utenti potenziali.

  5. Più che mai i cittadini e le associazioni devono farsi promotori di sollecitazioni verso gli Enti preposti, sensibilizzando quanto più possibile gli organi di stampa e la pubblica opinione, ad evitare il sempre più probabile fallimento del T.P.L. che comunque andrebbe a carico dei lavoratori e dei cittadini stessi con inevitabile aumento di tasse e balzelli, oggi insostenibili.

  6. Governo e Parlamento dovrebbero accelerare l'operatività della nuova Autorità dei Trasporti, annunciata per Maggio 2012, ma di cui non è ancora certo persino il nominativo dei componenti.

  7. Poiché l'Autorità ha perlomeno il potere di definire linee guida, standard di servizi e procedure, si potrebbe finalmente giungere ad una normativa per una regolazione incentivante nel caso in cui gli Enti vogliano utilizzare affidamenti in house, oppure le modalità per la concorrenza di mercato, nel caso in cui la scelta sia per il confronto competitivo.

  8. E per finire uno slogan raccolto dalla stampa specializzata. "La maledizione delle public utilities italiane: molti debiti, poche idee". (se è vero, cerchiamo di smentirlo nei fatti tutti insieme. Ndr).